Quiz patente nautica: Vela e Motore
250 quesiti ministeriali su questo argomento · 5 sezioni di teoria
Il vento apparente è una somma di frecce — la stessa identica cosa già vista con le correnti. Quando ti muovi senti due venti sommati: il vento reale (quello che soffia davvero) e il vento della corsa, l'aria che ti arriva addosso solo perché avanzi (come la mano fuori dal finestrino in auto). Quello che senti a bordo, e che mette a segno le vele, è la freccia somma dei due.
Che cosa c’è dentro
- Vento e andature
- Scafo, stabilità e forze
- Attrezzatura, armo e nodi
- Regolazione delle vele
- Manovre e precedenze
Mettiti alla prova
8 quesiti d’assaggio · la risposta esatta è evidenziata, sotto c’è il paragrafo di teoria che la giustifica
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Lo scafo di un'unità navale a vela è la parte immersa della deriva.
- VVERO
- FFALSO
Perché — Vela e Motore › Scafo, stabilità e forzePrima delle forze, una parola sull'oggetto su cui agiscono. Lo scafo di un'unità a vela è la struttura galleggiante e portante dell'unità stessa: è il corpo che sta a galla e che regge tutto il resto. Non è la parte immersa della deriva — la deriva è un'appendice attaccata sotto lo scafo, come lo sono la chiglia e il timone, e sono due cose diverse.
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La "messa a segno" delle vele è generata dal vento apparente durante la navigazione.
- VVERO
- FFALSO
Perché — Vela e Motore › Regolazione delle vele💡 Che cosa vuol dire «mettere a segno» le vele: è la regolazione delle vele rispetto al vento apparente — orientarle con l'angolo di incidenza giusto perché portino al meglio. È il vento apparente a generarla, non il reale. Non significa avvolgerle correttamente dopo l'uso, e non è la condizione in cui le vele sono semplicemente poste a riva: una vela issata e mal regolata è a riva ma non è a segno. -
Il piano velico è l'organizzazione delle vele di un'unità come da progetto ed è essenzialmente caratterizzato dal numero di alberi e dal tipo di vele a disposizione.
- VVERO
- FFALSO
Perché — Vela e Motore › Scafo, stabilità e forze💡 Il piano velico: è l'organizzazione delle vele di un'unità come da progetto, ed è caratterizzato essenzialmente dal numero di alberi e dal tipo di vele a disposizione. È il disegno d'insieme, non una singola vela: dice come quella barca è pensata per prendere il vento. -
L'avvolgifiocco è una particolare galloccia dove viene avvolta la scotta sottovento del fiocco.
- VVERO
- FFALSO
Perché — Vela e Motore › Attrezzatura, armo e nodi💡 I sistemi di avvolgimento e riduzione. L'avvolgifiocco è il sistema che consente di ridurre la vela di prua senza ammainarla, avvolgendola sullo strallo — non è una galloccia su cui si avvolge la scotta. Attenzione però: con il genoa avvolgibile ridotto oltre il 30% della superficie si ha una sensibile riduzione di efficienza del profilo, perché la vela avvolta perde la forma disegnata dal velaio. L'avvolgiranda avvolge la randa dentro l'albero o dentro il boma: serve a ridurla e riporla senza ammainarla, non a metterla in un gavone a fine navigazione. Lo strallo cavo ha una doppia canaletta, e serve a facilitare la sostituzione di una vela di prua — si issa la nuova mentre la vecchia è ancora su. Non abbassa il centro velico del fiocco. -
La varea del tangone è l'anello di attacco del mantiglio.
- VVERO
- FFALSO
Perché — Vela e Motore › Attrezzatura, armo e nodiPezzoVareaChe cos'è, e che cosa non èL'estremità libera del tangone (o del boma). Non è l'anello d'attacco del mantiglio -
Il motivo per cui il grillo della penna di randa è del tipo con perno di blocco è per consentire di sganciare la vela evitando che lo stesso cada in mare.
- VVERO
- FFALSO
Perché — Vela e Motore › Attrezzatura, armo e nodi💡 Perché il grillo della penna ha il perno di blocco: per consentire di sganciare la vela evitando che il grillo cada in mare. Un grillo normale, svitato in coperta con la barca che si muove, finisce in acqua nove volte su dieci. -
La manovra denominata "mettersi alla cappa" consiste in una particolare tecnica che consente di navigare a velocità ridotta utilizzando l'ancora galleggiante filata di poppa.
- VVERO
- FFALSO
Perché — Vela e Motore › Manovre e precedenze💡 Panna, cappa, terzaroli. Mettersi in panna consiste nel porre a collo la vela di prua, lasciando la randa bordata per la bolina larga e ponendo il timone all'orza: le due vele si contrastano e la barca quasi si ferma. Serve per aspettare o per recuperare un uomo a mare, non per aumentare la velocità. Mettersi alla cappa è invece la tecnica di cattivo tempo con cui si tiene la barca in assetto sicuro con vele ridottissime: non è «navigare a velocità ridotta con l'ancora galleggiante filata di poppa», che descrive un'altra manovra. La presa di terzaroli (o «mano di terzaroli») è la riduzione della superficie della randa: si ammaina parzialmente la vela e si fissa la nuova bugna con la borosa. Non riguarda il tangone e lo spinnaker, e non consiste nell'ammainare tutta la randa per issarne un'altra. -
Lascare la randa agevola la poggiata.
- VVERO
- FFALSO
Perché — Vela e Motore › Manovre e precedenze💡 La barra del timone si muove al contrario. Con il timone a barra, per poggiare si porta la barra sopravvento, cioè dalla parte opposta rispetto alla randa; per orzare la si porta sottovento, dallo stesso lato della randa. Al centro non si poggia e non si orza: si tiene la rotta. Alla barra si accompagna la regolazione: lascare la randa agevola la poggiata, e per assecondare una rapida poggiata — per esempio per evitare un ostacolo — non basta lascare il solo fiocco: va lascata anche, e soprattutto, la randa, che è la vela orziera.
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